Visualizzazione post con etichetta Notizie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Notizie. Mostra tutti i post

lunedì 31 agosto 2020

Continuano i lavoretti per la famiglia

                                 Continuano i lavoretti piccoli e grandi per la famiglia.

Questo è un armadio per il bagno di mia figlia. fatto su misura per entrare giusto giusto nella colonna. Nella parte inferiore ho messo due cestoni per i panni sporchi. Uno per quelli bianchi e uno per i colorati. Nella parte superiore tutto ripiani.





 

                                       Un portachiavi per chi non ha memoria.


 

Questo era un vecchio comodino che volevano buttare. L' ho riverniciato con la tecnica dello Shabby chic, e questo è il risultato.






giovedì 3 dicembre 2009

L'internauta è mortale ma l'email può essere eterna

Se l'internauta è mortale, la sua casella di posta elettronica invece non lo è ed ogni singolo servizio di email sembra avere una sua differente politica per gestire la morte di un proprio utente. E' quanto emerge da uno studio condotto da un giovane blogger australiano e pubblicato sul sito MakeUseOf, che si è preso la briga di esplorare in questo senso i più diffusi servizi email oggi presenti su Internet.
Sbirciando tra le policy dei vari siti, infatti, Jack Cola, questo il nome del blogger, ha scoperto che non sempre il parente più prossimo può accedere alle caselle di posta e alle pagine sulle reti sociali del caro estinto.
Nel caso di Gmail, per esempio, la posta elettronica di Google, la casella sopravvive alla morte e resta aperta in eterno, e i familiari possono accedervi e chiuderla solo se consegnano a Google una serie di carte, fra cui il certificato di morte e un documento che dimostri come il richiedente sia autorizzato dalla legge ad avere la password del defunto.
Se nelle email sono custoditi segreti che non si vogliono far conoscere alla famiglia, è quindi meglio usare la posta di Yahoo!. La Internet company non dà a nessuno e in nessun caso l'account per accedere alla casella, e al massimo si può chiedere la sua cancellazione.
Hotmail, la posta di Windows Live, provvede invece da sola a disattivare la casella dopo un lungo periodo di tempo in cui non viene usata. Prima che ciò accada, facendo tabula rasa di tutte le lettere e i contatti del defunto, la famiglia può però fare domanda per la password di accesso, inviando una documentazione simile a quella richiesta da Google.
Passando ai social network, MySpace ha una pagina dedicata alla policy in caso di utente deceduto, in cui provvede a porgere le condoglianze per la perdita. Il sito si offre di cancellare il profilo del trapassato, previa richiesta da inviare via email con relativa documentazione. Pur non potendo fornire direttamente l'account, suggerisce di cliccare sul tasto "password dimenticata", in modo che la stessa sia inviata all'email del deceduto, della quale, però, bisogna pur sempre avere le password di accesso.
Neanche Facebook rivela l'account, ma consente di tramutare il profilo dell'utente in una Memorial Page, una sorta di lapide virtuale da cui vengono tolti i dati sensibili per lasciar posto soltanto a foto e informazioni di base. Basta compilare un apposito form allegando una prova dell'avvenuta morte e la Memorial Page prende vita, pronta ad accogliere i post di amici e parenti.

mercoledì 29 aprile 2009

A proposito del terremoto

A proposito del terremoto

Dal blog di Miss Kappa

La protezione civile ti espropria dell'unica cosa che ti è rimasta. Ti espropria di te stesso. La protezione civile è arrogante. La protezione civile ti pone in stato di polizia. Ti controlla. Ti esautora. Pretende di decidere per te. Anche l'ora del rientro al campo. La protezione civile mette il coprifuoco. Tutti dentro per la mezzanotte. Tutti in fila a fare i soldatini. Se non ti ha piegato il terremoto, ci pensa la protezione civile. E caccia i volontari, quelli che ti hanno aiutato prima che arrivasse. E blinda le informazioni. Tu sei un numero. Il numero che ti timbra sul cartellino. Provate a venire a L'Aquila, e provate a parlare con gli sfollati. La protezione civile ti obbliga a file estenuanti, anche solo per un pasto, o una doccia. Riempie moduli con mani ignoranti. E ti scheda. E ti immobilizza. E ti controlla. E, ottusa, non discerne. Siamo tutti potenziali delinquenti. La tua città, quello che rimane della tua città, è diventata loro.

Dal blog di Monique

Il campo di Arischia è gestito dalla protezione civile del Molise, dai vicini di casa. È gestito in maniera militare. Abbiamo già mostrato foto dei cartellini che ogni abitante deve portare al collo, senza di questi non si entra e non si esce. E ora ci sono le regole.
Delle regole ci vogliono: non è certamente semplice far convivere in pace persone che nemmeno si conoscono o, peggio, si conoscono e non si sopportano, in certi casi.
Le regole del campo di Arischia sono assurde, però. Il presupposto di partenza è che nel campo ci sono 450 persone, e si conoscono tutte: un estraneo non passerebbe mai inosservato. L’identificazione tramite numero, e non tramite nome e cognome, ricorda tanto, troppo, altri numeri tatuati sul braccio: al campo ti chiedono solo il numero, per trovarti prima negli elenchi. La gente sente di non avere più un nome, in questa situazione. Senza cartellino non si entra nel campo, nemmeno se al cancello c’è tuo cugino o un tuo amico, che sanno benissimo chi sei.
Inoltre la notte, dalle 23 alle 6 del mattino successivo, il campo è chiuso. La Protezione Civile sorveglia il cancello in quell’orario, tenendolo chiuso con tre giri di catena e lucchetto. Catene e lucchetti ad un cancello, ed intorno al campo almeno tre ingressi non sorvegliati ed aperti. Intorno campi e boschetti. Un ottimo sistema di sorveglianza.
Al campo di Arischia chiuso, però, succede che Santino Pesce sia fuori a mezzanotte e la sorella, che è al campo gli telefona: la mamma sta male e forse devono portarla via in ambulanza. Santino va al cancello, ma non lo fanno entrare. Spiega della madre, ma nulla da fare: il campo è chiuso.
Santino circumnaviga il campo ed entra dal retro. Apriti Cielo! La Protezione Civile gli scaglia addosso la Polizia. Viene segnalato (?) e gli dicono che la prossima volta prenderà una denuncia. Ma denuncia per cosa? Per voler soccorrere la madre? E’ assurdo.
Non volevo scrivere delle persone, ma qui le storie sono tante, storie di ordinaria follia. Non si può organizzare militarmente un campo di sfollati. È come se, a casa vostra, vi si impedisse di rientrare dopo le 23. Il campo è la casa degli aquilani ora. La Protezione Civile deve controllare, non giocare al calcio balilla come facevano alcuni dei suoi ieri sera. C’ero anche io, con Santino Pesce, ieri notte. Mentre controllavano lui io sono entrata nel campo, sono rimasta con sua mamma.
Non si può bloccare con tre giri di catena un cancello che è l’unica via agevole: gli altri accessi prevedono di scavalcare un fossato, piccolo, ma troppo grande per un anziano. E se una tenda prendesse fuoco, cosa succederebbe? Dentro ci sono stufe, prese elettriche volanti, non è un’ipotesi così remota. La gente come potrebbe mettersi in salvo, di fronte ad un cancello sbarrato saldamente? Per me questa è follia. Si sta meglio da Marco, a Spogna, e di lui vi parleró presto.

Monique (revisionato da Marta)

Matteo

"Ciao io sono un volontario della Protezione Civile che dovrà venire nella tendopoli di Monticchio o la seconda o la terza settimana di Maggio.Quanto scritto da te mi ha lasciato senza parole, il tuo attacco ai volontari è scandaloso, mi ha scioccato di come tanta stupidità regna in una persona.Nessuno di noi ha voglia di complicare la vostra vita più di quanto sia già complicata; eseguiamo solamente degli ordini e facciamo sempre del nostro meglio.Se tu hai trovato volontari maleducati e scortesi questo si tratta di un caso sporadico, ti garantisco che in 10 anni di volontariato e servizi in tutt'italia a seguito delle varie catastrofi nessuno e dico nessuno si è mai lamentato del nostro operato, anzi....Certo che quanto scritto da te fa veramente passare la voglia di aiutarvi e di lasciarvi nel disastro più totale così vediamo se te e i tuoi concittadini siete in grado di organizzare pasti, docce, tende per 1000 persone o più.E' evidente che tu non ti sia mai impegnata nel sociale, se no non parleresti così.Comunque sarò lieto di continuare questa discussione a 4occhi dato che come detto in anticipo o il 9 o il 16 magggio sarò mandato a mantenere funzionante il campo di Monticchio.SalutiMatteo"
Questa è la risposta di un volontario della protezione civile. Credo si commenti da sola. Ecco chi dovrebbe aiutarci. E capirci.
Io sono al campo di Monticchio, vi farò sapere.


lunedì 9 marzo 2009

Chi si accanisce sulla vita perde il lavoro






Tutti i medici che si opporranno ripetutamente alla volontà di morire espressa da malati terminali rischieranno la radiazione. E lo stesso vale per i pazienti in coma: in questo caso i desideri da rispettare sono quelli “dei loro cari” o dei rappresentanti legali. Questo mese il General Medical Council britannico indirizzerà a tutti i 150 mila medici del paese le nuove linee guida sul fine vita. Il documento fa riferimento a tutti gli stati – dal cancro ai danni cerebrali – in cui il paziente è in pericolo o a quelli di disabilità permanente, e riguarda tutti i casi in cui il dottore deve scegliere se rianimare un paziente, se interrompere le cure o l’alimentazione e l’idratazione, o ancora se staccare le macchine che lo tengono in vita.

L’unico caso di cui le nuove linee guida non si occupano è il suicidio assistito, la pratica in cui il medico aiuta un paziente a uccidersi: nonostante le pressanti richieste da parte dei gruppi “aid to die”, questo resta fuori legge. Nella stessa direzione andranno anche le nuove linee guida dell’Associazione degli anestesisti britannici, diffuse entro fine marzo. Finora spettava ai medici, in completa autonomia, decidere se interrompere trattamenti inutili o dolorosi. E soprattutto i dottori avevano la libertà di rifiutarsi di lasciar morire un paziente. D’ora in poi, invece, i desideri del malato o dei suoi familiari dovranno avere “un peso maggiore”. Tutti i medici che sceglieranno di non seguirli potrebbero essere accusati di “causare volontariamente dolore”. E di conseguenza essere radiati dall’ordine professionale.

Una volta morire era semplice, oggi è diventato complicato anche lasciare questa terra. Tra un pò finirà che quando vieni ricoverato in ospedale dovrai presentarti con un notaio, un avvocato e un agente asicurativo anche solo per fare un semplice esame. Viva il progresso e la ricerca che ti tengono in vita più a lungo, ma te la complicano in maniera paurosa.


domenica 22 febbraio 2009

Troppo Facebook deprime le ragazzine





Più le adolescenti parlano dei loro problemi sui social network, più ne divengono ossessionate e marciano dritte verso la depressione.

I ricercatori della Stony Brook University hanno radunato un campione composto da 83 ragazze tredicenni di cui hanno esaminato le vite: la scuola, la famiglia, gli amici, le relazioni, gli stati d'animo. Poi, dopo un anno, le hanno incontrate di nuovo e hanno tratto le loro conclusioni.

"Oggigiorno c'è una gran quantità di tecnologie di comunicazioni a disposizione degli adolescenti, che permette loro di parlare continuamente delle stesse difficoltà emotive" ha spiegato la professoressa Joanne Davila, e questo è male (almeno così dice).

Quanto più le ragazze discutono online dei loro problemi emotivi, relazionali, romantici, tanto più sarebbero soggette alla depressione.

Quanto più frequentano i social network come Facebook (citato in quanto è il più famoso, anche se in realtà gli adolescenti amano di più Netlog), tanto più ne rimarrebbero ossessionate e ripeterebbero sempre le stesse cose che, a causa della reiterazione, acquisterebbero dimensioni gigantesche. Così le ragazzine non riuscirebbero a vedere la via d'uscita, candidandosi al Prozac.

"I genitori devono rendersi conto di ciò e porre un limite alle discussioni" raccomanda la professoressa Davila.


A leggere la ricerca, viene da chiedersi se ai ricercatori non sia mai venuto in mente che da sempre le ragazze parlano, e molto, con o senza Facebook. Che parlano proprio delle loro "difficoltà emotive" le une con le altre a scuola, a casa, nei bar, dovunque. Non hanno cominciato solo ora che esistono i social network.

E poi, 83 ragazzine sembrano un campione un po' troppo ridotto per poter trarre delle conclusioni generali e diffondere la paura tra i genitori, che spesso non hanno nemmeno ben chiaro che cosa sia Facebook.


[ZEUS News - www.zeusnews.com - 06-02-2009]

sabato 15 novembre 2008

Il ritorno della legge Antiblog





http://www.prezzishock.it/other_items.php?owner_id=108581


Roma - Era ottobre 2007. Il consiglio dei ministri approvava il cosiddetto "DdL Levi-Prodi", disegno di legge che prevedeva per tutti i blog l'obbligo di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione e la conseguente estensione sulle loro teste dei reati a mezzo stampa.

La notizia, scoperta del giurista Valentino Spataro e rilanciata da Punto Informatico, fece scoppiare un pandemonio. Si scusarono e dissociarono i ministri Di Pietro e Gentiloni, ne rise il Times, Beppe Grillo pubblicò un commento di fuoco sul suo blog. Il progetto subì una brusca frenata e dopo un po' le acque si calmarono. Cadde il governo Prodi.

Un anno dopo: novembre 2008. Un altro giurista, Daniele Minotti, si accorge che il progetto di legge gira di nuovo nelle aule del nostro Parlamento, affidato in sede referente alla commissione Cultura della Camera (DdL C. 1269).


Minotti ne fa una breve analisi sul proprio blog, marcando le diversità fra il nuovo testo e quello precedente. Abbiamo tuttavia alcune differenze di interpretazione. Diamo insieme un'occhiata ai punti salienti del progetto di Legge per capire cosa possono aspettarsi i navigatori e i blogger italiani:

Art. 2.
(Definizione di prodotto editoriale).

1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Qualsiasi blog rientra in questa definizione.

Art. 8.
(Attività editoriale sulla rete internet).

1. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.

3. Sono esclusi dall'obbligo dell'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro.

All'apparenza il comma 3 escluderebbe la maggioranza dei blog dall'obbligo di registrazione e dai correlati rischi legali. Ma non è così. Ecco alcuni esempi pratici.

Il blog di Beppe Grillo ha una redazione, ha banner pubblicitari, vende prodotti. In parole povere: sia secondo il Codice Civile, sia secondo la comune interpretazione dell'Agenzia delle Entrate, fa attività di impresa. Se il progetto di legge fosse approvato, perciò, Beppe Grillo avrebbe con tutta probabilità l'obbligo di iscriversi al ROC. Non solo: sarebbe in questo modo soggetto alle varie pene previste per i reati a mezzo stampa.

Affari suoi, diranno forse alcuni. Eppure non è l'unico a doversi preoccupare. Nella stessa situazione si troverebbero decine, probabilmente centinaia di altri ignari blogger. Infatti: chiunque correda le proprie pubblicazioni con banner, promozioni, o anche annunci di Google AdSense, secondo la comune interpretazione dell'Agenzia delle Entrate, fa attività di impresa.

Il ragionamento è semplice. L'apposizione di banner è un'attività pubblicitaria continuativa che genera introiti; una prestazione continuativa è un'attività di impresa; chi fa impresa grazie alle proprie pubblicazioni deve registrarsi al ROC; chi è registrato al ROC può incorrere nei reati di stampa. Chi invece è in questa situazione e non si registra al ROC, può essere denunciato per stampa clandestina (ricordiamo un caso recente).

Per quanto in nostra conoscenza, manca ancora un pronunciamento strettamente ufficiale dell'Agenzia delle Entrate (interpello) se l'uso di qualche banner rientri nelle attività dell'impresa (ma l'orientamento è piuttosto chiaro: banner = attività lucrosa continuativa; attività lucrosa continuativa = impresa).

Per questa ragione, se il progetto di Legge venisse approvato come è ora proposto, saremmo nel migliore dei casi di fronte ad una legge passibile di più interpretazioni e quindi potenzialmente molto pericolosa. Facciamo un esempio di fantasia, ambientato a Paperopoli.

Rockerduck: "Se non cancelli l'articolo sul tuo blog che parla male di me, ti trascino in tribunale per diffamazione a mezzo stampa."
Paperino: "Ma il mio blog non è una testata!"
Rockerduck: "Però hai un banner pubblicitario, quindi potresti essere un'impresa, e quindi devi iscriverti al ROC. Anzi, se non togli l'articolo ti denuncio pure per stampa clandestina."
Paperino: "Ok. Sob."

Provate a sostituire "Rockerduck" con "picciotto" e "Paperino" con "cittadino" e il gioco è fatto.

Luca Spinelli